Chi è Amos

 

Il PROFETA AMOS  è vissuto nel VII secolo a. C. È il primo profeta la cui predicazione è stata scritta, divenendo libro. Originario di Tekoa, una cittadina vicino Betlemme, il profeta Amos, benché sia del Sud, esercita il ministero profetico nel territorio del Nord dove, al suo tempo, dilagava l’idolatria e l’ingiustizia sociale. Il nome Amos deriva dal termine ebraico “Amas” che significa “portare il peso”. Il profeta è colui che viene portato nella vocazione profetica per alleggerire i pesi del popolo. Il profeta denuncia il culto formale ed esteriore. I santuari sono frequentati e i riti sono eseguiti alla perfezione, ma non vi è autentica esperienza di Dio. Cercare il Signore, afferma il profeta, equivale a cercare la persona umana e a prendersene cura. La predicazione del profeta Amos riprende i temi del Deuteronomio, soprattutto quelli che propongono una società equa, che non ammette sfruttamento e oppressione, come si legge in Dt 15,4: “Non vi sarà alcun bisognoso in mezzo a voi” (cfr At 4,34). Amos si augura che Dio rimetta al centro della vita sociale e religiosa “diritto” e “giustizia” secondo l’alleanza. La situazione sociale che Amos descrive è desolante. La rottura dell’alleanza di Dio con il popolo avvenuta sul Sinai, che garantiva a tutti gli israeliti uguale dignità, provocava una catena di situazioni sociali peccaminose. Il commercio era fraudolento e si emettevano sentenze ingiuste a danno dei poveri. Le autorità civili erano conniventi con il sistema oppressivo dei commercianti. Le donne vivevano in un lusso sfrenato che umiliava la classe più povera. Amos non esita a definirle “vacche di Basan” (cfr. 4,1). Amos predica il diritto e la giustizia che consistono nei rapporti sociali fondati sulla misericordia che genera la solidarietà e la promozione dell’altro. Questo è, infatti, il progetto originario di Dio, che vuole la comunione tra le persone e non la prevaricazione di un ceto sull’altro. La profezia di Amos può essere ricondotta intorno a quattro verbi fondamentali, intorno ai quali si sviluppa il suo messaggio.Dire: il Signore parla;ascoltare: il popolo deve ascoltare; vedere: il profeta vede la situazione nella sua realtà di peccato; ricostruire e piantare: il Signore dopo il castigo per il peccato farà ritornare gli esuli, le città saranno ricostruite e la terra sarà piantata e coltivata. Di fondamentale importanza è la coscienza della sua vocazione profetica. Contrastato e accusato di non essere vero profeta, Amos sostiene che la missione profetica non è ereditaria né un compito cercato di propria iniziativa, ma un’obbedienza a Dio che chiama e ‘sradica’ il chiamato dal suo ambiente per metterlo al suo servizio. A questa azione di Dio non si può resistere. Ad Amasia che gli impediva di profetare, Amos rispose: “Non ero profeta né figlio di profeta; ero un mandriano e coltivavo piante di sicomoro. Il Signore mi prese, mi chiamò mentre seguivo il gregge. Il Signore mi disse: Va’, profetizza al mio popolo Israele” (Am 7,14-15). Il profeta è convinto di parlare per volere di Dio. Si paragona a un leone che ruggisce: “Ruggisce il leone: chi non tremerà? Il Signore Dio ha parlato: chi non profeterà?” (Am 3,8).

 

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